Rossella Fava _ cAtrOuGe
rossella@catrouge.com
Skype cat.rouge
 
homedownloadcontattiEsposizioniCollaborazioniTestiPubblicazioniguestbookbloglinkfeed rss  
 
contatti
DigitalArtGraficaFotografiaPitturaaltro2012 2010201020092008200720062005200420032002199919981997  


:::Testi critici - Articoli

questa sezione contiene solo alcuni dei testi scritti in riferimento ai mei lavori.
 
2012

  

Giovanna Arancio
testo di presentazione della mostra DAL DECLINO CONCETTUALE AL RIGORE DEL SENSO
Agli anni d’oro del concettuale (‘60/’80), in cui l’accento operativo si era accentrato sull’idea creatrice a scapito dell’agire costruttivo dell’opera, fece seguito un fine secolo di riappropriazione del fare rivalorizzando la fisicità del lavoro, deprezzata quando non addirittura azzerata.
Senza mettere in dubbio origini, ragioni e retaggi che lasciarono dietro di sé gli artisti concettuali è comprensibile un reattivo allontanamento del mondo dell’arte di allora dopo gli esasperanti eccessi della loro decadenza. La bad painting, o più in generale “Arte brutta”, che caratterizzò l’ultimo novecento, suscitò discussioni e perplessità.
Ci si chiese se le arti visuali, orfane in gran parte di ideali, sbandate e/o riagganciate al passato, fossero in grado di rivitalizzarsi in una nuova estetica plurale, capace di criticità, valori, forza creativa.
Dopo queste e molte altre domande, nel nuovo millennio, si può azzardare qualche considerazione. Il tempo dell’autoriflessione dell’arte non è stato, a mio avviso, un banale ripiegamento su di sé. Quell’epoca appare già lontana. Eppure, nel caos immaginifico del nostro vivere, stretto tra bombardamenti visivi mediatici e un difficile presente, l’arte è più attiva che mai. Certo, non mancano truffe, tronfie superficialità, speculazioni, mercati firmati ad hoc in un panorama di livide trasparenze.
Ci sono gruppi di creativi: difficile seguirli nel loro farsi, disfarsi. Anche il medialismo ha la sua voce, azzera non più l’opera ma l’autore in un collettivismo vissuto e motivato.
Riemerge però forte la ricerca di senso, si impone una multimedialità bifronte da padroneggiare specie da parte delle nuove generazioni mentre le opportunità di comunicazione sono da costruire e la sensibilità percettiva si va faticosamente affinando. E’ una rimessa in gioco senza ritorni all’ordine, anzi caparbia e rigorosa.

La mostra che si apre presso la nostra galleria è nel segno di questa ricerca.

cAtrOuGe [Rossella Fava], artista torinese, presenta una significativa carrellata delle sue sperimentazioni poetiche espressa, con vari passaggi, attraverso il digital collage. Tecnicamente compie un complesso e accurato lavoro costruttivo di cui il computer è un fondamentale, ma non unico, complice nella elaborazione. Accompagna cAtrOuGe nelle sue creazioni anche la fotografia mentre un’abile ricerca analitica che l’artista padroneggia precede la fase finale dei suoi fantasiosi collage.
Non sono pertanto casuali l’intenzione di manipolare, la voglia di sfidare con professionalità le nuove tecnologie e l’ostinato richiamo lanciato in direzione della natura.
Il linguaggio visivo addita tacitamente e clamorosamente gli scempi perpetrati sul corpo della terra, e di conseguenza, dell’uomo.
Squarciata la fisicità l’occhio cattura questo paesaggio ferito che ricuce come riesce il suo sopravvivere marginale. Anche il mito si arrischia a comparsare. Dopo un periodo di pausa riflessiva l’artista ritorna al filo rosso della sua lingua poetica. Ora la sommersione allenta la presa: la figura umana affiora non tanto perchè cAtrOuGe ingenuamente si inventa una chiave risolutiva quanto piuttosto perchè riesce a configurare un prosieguo estetico e nuovi metri percettivi.

Michele Ciardulli, artista emergente, ha alle spalle molti anni di lavoro nel campo delle arti visuali, principalmente come regista ma anche operando quale scultore, pittore, performer.
Espone i dipinti che segnano la fase di passaggio pittorico attuale.
I soggetti fanno parte del panorama metropolitano e vengono rappresentati in un primo tempo con una figurazione realistica dagli echi espressionistici e via via si trasfigurano pur restando radicati nelle loro periferie. Le esperienze eclettiche del pittore filtrano e dilatano il respiro delle scene di genere che acquistano in ariosità e ricchezza cromatica permettendo un’inventiva e una libertà disegnativa nuove. La vena surreale e una schiaritura accorta dell’atmosfera del quadro danno ragione dello studio e del cambiamento.
Tensione trascendente, alterità, riscoperta del linguaggio del corpo, costituiscono l’attuale nucleo fondante intorno cui Ciardulli sta iniziando la sua costruzione poetica.

L’astrattismo entra in mostra con Domenico Caricasulo ed è una scelta “difficile” sia perchè troppo spesso è ritenuta “facile” sia in quanto occorre, al contrario, trattarla con tecniche consolidate, forza espressiva e poetiche vitalmente mature. L’artista studia con passione da tempo le tecniche pittoriche più svariate, a partire da quelle classiche fino ad arrivare alle sperimentazioni contemporanee. Sotto la guida di maestri d’arte e nella febbrile ricerca autonoma e silenziosa egli ha cominciato a perseguire il suo intento: riuscire ad esprimere ciò che vive tramite il rapporto confidente o scostante con la materia e il colore. A proposito del colore il pittore è giunto ad esperienze di raffinamento sottile che lo stanno avviando – per ora – verso un monocromatismo materico ma delicato nel segno. Non a caso l’artista è attratto dal fascino e dalla scioltezza del buon tratto; la serie di opere Stanze rosse (e non solo queste) attesta questa direzione di scelta.
La sua poetica “in nuce” mette al centro il divenire, l’attimo sempre diverso e sfuggente; Domenico Caricasulo, sfiorando l’immanenza, strappa al tempo un frammento per trasformarlo in opera d’arte. E’un linguaggio che attende sviluppi.

Silviu Tanasa, pittore romeno emergente, dopo gli studi e le prime collettive, arriva in Italia dove continua a dipingere e a esperire una nuova tappa pittorica che si intravvede in questa esposizione.
I quadri di nuova figurazione ricordano la sua terra e la sua storia recente e rimandano all’ecologismo.
La tecnica acrilica, applicata preferibilmente su ampie superfici, fa uso di reticoli, di stesure a volte “grafiche”, di contornature decise che incidono le forme sbalzandole in superficie. Soprattutto negli ultimi lavori, l’artista abbandona l’iniziale cupezza cromatica cosi’ che colori e composizione acquistano in freschezza e dinamismo.
E’un giovane di talento, determinato ed esigente per ciò che concerne la sua competenza e la sperimentazione.

  

Simone MARTINA
testo critico per l'opera SteamVenus
Salvo illustri eccezioni, il nudo femminile sembra essere appannaggio di una pletora di fotografi di genere maschile: capeggiati da mostri più o meno sacri che fondano le proprie zampe nei bianchi e neri della metà del secolo scorso, si erge un'orda di guerrieri armati di obiettivi e set fotografici alla ricerca della posa ellenica o, più sovente, dell'ormai stanca mistress con tanto di frusta. In questo circo Bazooko di aspiranti Helmut Newton, Rossella Fava entra quasi per caso, come un'Alice zombie che, inciampando, cade nel fondo della tana del coniglio. SteamVenus non è un organismo morente né costretto in catene: come una crisalide aliena si libera del sottile fragile involucro esterno, che ne fa oggetto di libidinosa ammirazione, per ergersi a simulacro incorruttibile. Ormai irrimediabilmente intaccata dal tempo, SteamVenus assruge dalla spuma post-industriale lasciata alle spalle della società tecnologica. Con lo sguardo volto ad un passato mai esistito, questa madonna steampunk rifugge quasi la luce che la svela, come rimorso pudico per esser stata colta ancora in forma umana riconoscibile.
 
2011

  

cAtrOuGe

La natura con innata caparbietà resiste e ci osserva con occhi accusatori e rassegnati: sguardi che sperano di far riflettere sull’insostenibile sfruttamento dell’uomo sull’ecosistema.
 
2010

  

Simone MARTINA
Testo di presentazione della mostra AgonizedLooks
Occhi, fessure verso un'altra realtà, finestre aperte su paesaggi fragili o, spesso, squarci brutali che mettono a nudo il nostro ventre molle, la nostra fragilità. Che sia la corteccia di un albero secolare o la pelliccia di un mammifero, l'occhio tradisce la vita custodita oltre la corazza, sia essa di dura roccia o dell'impalpabile vacuità degli spazi cosmici. Occhi ideali, atroci, reali, ci scrutano, ci valutano, soppesano i misfatti della nostra razza come l'implacabile dio sciacallo. Gli occhi di cAtrOuGe urlano più di mille agnelli pasquali, graffiano come furetti in gabbia e trasudano orrore come vacche al macello: ci guardano dentro, senza veli, come un condannato fissa il proprio plotone di morte.

  

cAtrOuGe
Testo scrito per la mostra AgonizedLooks - Madrid
[ITA] A volte i nostri occhi sono come ferite; sono squarci che mostrano ciò che di vivo e vulnerabile nascondiamo al di sotto del nostro involucro. Anche la natura, per chi li sa cogliere, ha i suoi occhi; occhi che ci chiedono di riflettere sulle forzature che le infliggiamo.
[ES] A veces nuestros ojos son como heridas; barrancos que nos enseñan lo que hay de vivo y vulnerable debajo de nuestra envoltura. También la naturaleza, para quién la sabe coger, tiene sus ojos; ojos que nos piden reflexionar sobre lo que se le obliga hacer.

  

Davide Dell'Acqua
Testo di presentazione alla serie Veela
Solo una artista, forse solo una artista donna, poteva raccontare con sensibilità enigmatica un mondo parallelo, dove mito, bellezza, cultura e letteratura, si fondono in un tutt'uno. Un mondo in cui luce ed ombra, bene e male si mescolano mostrando per una volta, non la contrapposizione di estremi opposti, bensì la fusione degli antipodi. Veela, figure mitologiche della cultura slava, ma con richiami presenti anche in tradizioni celtiche, una sorta di magiche fate - o streghe - dei boschi. Sirene terrene che sanno ammaliare con l'aspetto di splendide fanciulle, ma che nascondono l'anima feroce di guerriere. cAtrOuGe ne mostra i due aspetti creando una nuova immagine del mito - e perchè no, della donna - esaltandone contemporaneamente la bellezza, la forza, il terrore, il mistero. Perchè le sue creature sono enigmatiche, non etichettabili in stereotipi che ne banalizerebbero l'identità. cAtrOuGe ( all'anagrafe Rossella Fava) è una giovane artista torinese, abilissima nell'uso della manipolazione e della creazione digitale, della fotografia, della grafica. Le sue opere non sono fotoritocchi, così come siamo abituati a considerarli, bensì creazioni molto più elaborate. Nessuna differenza con l'arte tradizionale, se non l'uso di mezzi differenti. La nostra galleria, sensibile a nuove forme di linguaggio nell'ambito dell'arte figurativa, è orgogliosa di poter vantare tra i propri artisti, la presenza di una artista poliedrica, complessa, mai banale.

  

Simone MARTINA
Testo scritto per la mostra "Slashed souls"
Spesso viene sepolta nel passato, accuratamente ricoperta da sedimenti d'impressioni, esperienze e ricordi color seppia. A volte il peso insopportabile, annerisce l'anima e ne prosciuga la linfa vitale tingendo di uniforme grigiore il mondo; se come metastasi attecchisce nel cuore, rende greve il respirare fino al soffocamento. Più sovente colpisce la mente inducendo mutazioni irreversibili nell'ospite: sguardo vitreo, atrofia dell'intelletto, annichilimento della volontà. Alcuni invece vi si sostengono, come alberi cresciuti avvolti da cavi d'acciaio o imprigionati dall'asfalto: il tempo diventa forza irresistibile, ricopre ciò che è alieno e ne fa pilastro verso il cielo. La natura originaria viene gradualmente stravolta, geneticamente imbastardita, generando nuove forme, spesso lontane dai canoni supinamente accettati, ma non per questo prive di bellezza. cAtrOuGe scava oltre le superficiali barriere dell'estetica, lacera profili delicati, immerge la mano digitale come un sadico chirurgo lordo di sangue e fetidi umori alla ricerca delle cicatrici dell'animo. Aspetti peculiari della vita di ogni essere, demarcano i punti di svolta durante il cammino e, spesso, anche le brusche frenate; come crudeli colpi di affilato pennello, caratterizzano la diafana tela di ogni esistenza, strappando l'essere da un destino di clone. Slashed souls raccoglie l'esaltazione di queste ferite ancestrali, le esteriorizza partorendo nuovi esseri dall'aspetto epico i quali sembrano eruttati dai racconti di Tolkien. Ma è vano sperare in un lieto fine, le cicatrici deformano inesorabilmente la bellezza sebbene non ci permettano di distogliere lo sguardo dal tutto. Osservando quegli occhi, ci si trova come di fronte ad uno specchio, un terribile indagatore dell'animo che fa riemergere quel dolore dimenticato.
 
2009

  

Simone Martina
Testo critico per la serie VEELA
Nella mitologia slava, le Veela sono creature fatate di genere femminile, che popolano prati, stagni, oceani, alberi e nuvole. Si manifestano spesso sotto la seducente sembianza di fanciulla la cui voce risulta irresistibile per i viandanti. Ammaliatrici, leggiadre danzatrici, dotate di incredibile bellezza, questi esseri nascondono la vera natura di feroci guerriere senza paura né pietà, pronte a scatenare tempeste sugli incauti che osano avvicinarle.
cAtrOuGe indaga l'altro al di fuori del banale, fa emergere entrambi i tratti, la bellezza e l'orrore, e li fonde in una nuova cruda risultante, che va ben oltre la somma dei singoli fattori.
L'estetica viene sovvertita, violentata da un'altra natura, tenuta insieme a forza da meschine cicatrici: la purezza della linea non risulta spezzata, bensì completata dall'altro verso della medaglia, più animalesco, più forte.
L'osservatore, quotidianamente assediato da preconfezionati canoni di bellezza e, allo stesso tempo, assuefatto da dosi massicce di gratuita violenza, incontra infine il connubio tra le due vie: un naturale discendente che, leggiadro, si mostra allo sguardo e ai sentimenti, stimolando contrasti percettivi e negazione dei canoni. Nuovi esseri, chiaramente figli di una generazione in perenne contrasto, che camminano leggeri sulle macerie del passato, incuranti degli altrui giudizi e moralismi.

  

cAtrOuGe
Presentazione generale dei DigitalCollage
"Quando le fontane si disseccano, scrive Ernst Jünger, si va ad attingere l'acqua al fiume; ovvero si fa tacere il ronzio nichilistico di una ragione che dopo aver evocato incubi e mostri riesce soltanto a riflettere narcisisticamente sui suoi meccanismi; e si ricominciano a contemplare piante, animali, minerali, stelle, acque per riacquistare il senso del reale nelle sue varie dimensioni" [Alfredo Cattabiani, introduzione a Florario - 1998] Nel mio caso però, dopo anni di lavori e riflessioni sulla violenza che l'uomo perpetra sull'uomo non ho tratto sollievo nel volgere lo sguardo alla Natura perchè l'ho spesso trovata a sua volta violentata, manipolata, depredata. La serie AgonizedLooks vorrebbe mostrare l'incanto e la magia di una Natura viva e vitale benchè quotidianamente sottoposta a torture e sopprusi.

  

cAtrOuGe
Testo introduttivo AgonizedLooks
Espressioni; volti della Natura manipolata, violentata, sfigurata. Sguardi accusatori, rassegnati che sperano di far riflettere sull’insostenibile sfruttamento dell’uomo sull’ecosistema.

  

cAtrOuGe
Testo di presentazione della serie infinitaMENTE
Occhio.
Passaggio di luce tra esterno e interno,
duplice come una porta,
punto di ingresso per i meandri dell'anima,
spiraglio per la fuga.
7 occhi, 7 porte,
7 passaggi per accedere a mondi infiniti e interiori,
onirici e surreali,
personali
e universali


 
2008

  

Mauro - Blogs4Darfur
ViralArt e la compagna di Blogs4Darfur
[...] Anche Rossella Fava , Torino, ci invia il suo contributo personale alla campagna per il Darfur. Paura, ansia, terrore, ma anche sguardi profondi e accusatori [...]. Rossella vuole infettarci tutti: ViralArt, così la chiama, è una operazione che "nasce dalla necessità di diffondere l'arte al di fuori degli spazi convenzionali, tra la gente comune, anche tra quelle persone che mai si sognerebbero di entrare in una galleria o in un museo... L'arte dovrebbe essere un modo di comunicare immediato e universale non riservato ad un'élite". Soprattutto se diventa veicolo di solidarietà e denuncia.

  

Alessio Trapassi
Testo scritto per la mostra FRAGILE - siena 2008
I suoi occhi ci guardano dentro e non vi e’ modo di eluderli; incastrati negli abissi della mente appaiono vittime sacrificali e allo stesso tempo malvagi carnefici.
 
2007

  

Rosanna Cotugno
commento scritto sul portale InArte

Complimenti Rossella,
lascio in questa tua opera un pensiero, ma è indirizzato a tutto il tuo lavoro.

Le tue opere sono straordinarie nella creatività e in particolar modo nella chiave di lettura assai intrigante...

Penso tu abbia una forte personalità e nel contempo la fragilità per profondi turbamenti.

Ammiro con interesse il tuo operato perchè mi induce alla riflessione, solleticando quella parte oscura che è dentro ognuno di noi.



  

Daniela Madonna
testo scritto per "le proposte del premio VASTO"
Nelle elaborazioni digitali di Rossella Fava l’innaturale compenetrazione tra il volto umano e le prigioni di cemento metropolitane mette in luce una claustrofobica percezione dello spazio-città, del paesaggio antropico che a volte diventa minaccioso e perde la sua funzione di condensatore relazionale, custodendo immense solitudini. Gli occhi-sentinella dell’artista, però, reagiscono dignitosamente all’affronto dei taciti giganti architettonici, che potrebbero sparire ad un semplice battito di ciglia, ad una sola negazione dello sguardo, risucchiati dal senso di vuoto incombente.

  

Ernestina Gatti
testo critico per IncontrArti 2007. Le proposte del Premio Vasto
Il linguaggio digitale è certamente quello che meglio caratterizza Rossella Fava, che con estrema efficacia denuncia una situazione di disagio ed insofferenza verso la città; con le sue immagini comunica un senso di soffocamento che cattura, una mancanza d’aria che travolge.

In ConcreteFlesh viene accentuata l’ostilità dello spazio urbano dalla visione angolata degli edifici provocando un senso di vertigine che va a sommarsi con l’inquietudine determinata dalla presenza di questo occhio minaccioso ed inquisitore.
La giovane artista sembra dire che non ha le catene ai piedi ma che nello stesso tempo non è libera, dichiara di vivere in cattività, chiusa in una gabbia di cemento.

CannonFodder e LuncheonMeat ripropongono la stessa formula ma con una rassegnazione maggiore: mentre in ConcreteFlesh la denuncia rabbiosa dominava, in queste immagini si avverte una sopportazione superiore. La costante presenza dell’occhio però ci riporta in una dimensione di sopravvivenza all’orrore urbano che dilaga: uno sguardo vigile e attento che analizza ciò che lo circonda e permette un’evasione mentale dalla schiavitù fisica.



  

Rossana Denicolai
Recensione per l'esposizione Arte e Mecenatismo - antica e moderna committenza
Rossella Fava Rossella Fava (Nata nel 1979 a Torino, vive e lavora a Torino) Le riflessioni visive della giovane artista torinese nascono sempre da una valutazione morale della società indagata nei suoi aspetti più complessi e controversi. Pittura e fotografia sono i media privilegiati di un percorso emotivo volto a catturare le infinite contraddizioni che animano la dimensione sociale e urbana delle nostre realtà. Le lesioni interiori scaturite da profondi tagli e i degradanti paesaggi metropolitani esposti in mostra scandiscono uno spazio claustrofobico che fagocita ogni volontà di libera espressione. Il labirinto, simbolo arcaico di ostacolo e impedimento, interpreta qui quell’impossibilità e quella difficoltà delle nuove generazioni ad affermare il proprio io in un mondo troppo teso a percepire solo ciò che è già dato per certo e assoluto.

  

Rossella Fava
testo di presentazione del mio lavoro digitale
le mie immagini digitali raccontano ciò che mi circonda e che più mi preme denunciare della nostra quotidianità: violenza, morte, costrizione.

Alcune sono autoritratti, altre composizioni create partendo dalle prime pagine dei giornali.

In tutte riporto gli scempi della morte vista in tv, esaltata per audience da ogni trasmissione ma vissuta ormai con distacco da ogni spettatore. Quella morte e quella violenza proclamate portatrici di giustizia, dichiarate costruttrici di paci irreali, confermate da corpi senza nome straziati e dilaniati.

Ma le mie immagini raccontano anche di una civiltà robotizzata, deformata, decadente; che clona esseri viventi, che pratica ancora la vivisezione, che genera fobie incontrollate.

Una società che non ha più rispetto per la vita, qualunque sia la sua forma.

  

Rossella Fava
Presentazione del mio lavoro
Dal punto di vista artistico ho "subito" molte evoluzioni negli ultimi anni, ma ciò che accomuna sempre il mio lavoro è il tentativo di creare immagini che portino a riflettere, partendo sia dal soggetto "visivo" che dal titolo. Ogni "scatto" nasconde più chiavi di lettura perchè nasce sempre da un concentrato di molte idee e riflessioni...

I miei ultimi lavori raccontano storie di soggetti messi in disparte, ignorati: soggetti che vivono ai margini, che sopravvivono nella loro solitunine, nell'abbandono...

Questi lavori sono, spesso, contemporaneamente, una metafora della natura trascurata dall'uomo e la denuncia della condizione di certi esseri umani trascurati dai simili...

Tra le tante chiavi di lettura, interpretazioni e significati cerco comunque di creare immagini di impatto perchè vorrei che fossero "attraenti" , vorrei che facessero scaturire emozioni, in modo da "catturare" lo spettatore per poi costringerlo a soffermarsi e riflettere.

  

Rossella Fava
testo di presentazione del mio lavoro fotografico
Mi sono dedicata negli ultimi anni, con crescente interesse, alla fotografia "urbana" attraverso la quale metto spesso in evidenzia luoghi "problematici" caratterizzati dal degrado o dal forte rinnovamento.

Sono un esempio le serie scattate nei cantieri di riqualificazione della vecchia zona industriale di Torino, nelle aree abbandonate del quartiere Falchera, negli spazi indefiniti della periferia di Asti.

Il mio interesse è rivolto non solo alle architetture più o meno fatiscenti ma anche agli abitanti che le vivono. Nascono così serie come Roma05 o RitrattoDiPortaPalazzo dove alle architetture si contrappongono persone assorte nelle loro attività.

Un ulteriore salto verso l'aspetto "umano" della città è dato da SguardoMetropolitano: un progetto in continua evoluzione iniziato nel 2005 che raccoglie una serie di ritratti in b/n "rubati" alla strada.
 
2006

  

Ernestina Gatti
testo di presentazione del mio lavoro
Rossella Fava, nei suoi lavori, si confronta con la società che lei stessa definisce "problematica".
La risultante è una forte sottolineatura della crudeltà come regola prima di un mondo su cui si deve intervenire; mantiene perciò vivo questo interesse con la fotografia, la pittura ed il digitale in primis ma spesso spazia con istallazioni che riuniscono tutte le sue forme espressive.

Dai suoi quadri traspare un'insofferenza ed una sorta di irrequietezza che sembrano uscire dai tagli sulla tela nera nello stesso modo in cui sgorga il rosso. Questi due colori dominano in tutti i suoi lavori comprese le fotografie che ritraggono ambienti in degrado o abbandonati ad esprimere una malinconia per come erano ed un rimpianto per come potrebbero divenire.

Gli stessi "volti rubati tra la folla" sembrano testimoni inconsapevoli di questo processo pubblico che la giovane artista fa alla società.

  

VALERIA S. LOMBARDI
testo critico per Sguardo Metropolitano
Scatti ed ancora scatti fotografici che si focalizzano quasi magneticamente sul obiettivo della giovane ed autodidatta fotografa Rossella Fava verso un intimismo fatto del nostro frenetico quotidiano: così nasce il progetto dal titolo "Sguardo metropolitano". Un corposo, monumentale iter fotografico costituito da continue ablazioni e nuovi sapienti scatti iniziato nel già lontano 2004. E forse qui c'è già una risposta a questo ciclo, più che una ricerca dell'Assoluto dell'artista: gli sguardi potrebbero essere sempre i medesimi, avvolti in quella fuliggine o polvere sottile, carpiti nei medesimi quotidiani percorsi e gesti, ma la fotografia di Rossella Fava sembra donare una speranza: un sorriso,un anfratto di spontaneità. Rendere come eterno il momento, rendendolo allo stesso tempo un fattore personale. Quel che sorprende in questi scatti tutti in b/n è quella sensazione di sospeso. Quei volti presi pressocchè di lato: non per mancanza di abilità fotografica, ma anzi per accrescerne, quel tagliato di realtà che una metropoli sa "regalare": ovvero che smaterializza e rende tutti come asettici nel nostro divenire. Quel che c'è da ringraziare questa fotografa è proprio di aver saputo con costanza determinare un anfratto umano di vita metropolitana. Struggente poi è quella linea espositiva scelta dall'artista, quasi un dualismo: tra l'anziano ed il giovane, tra il viso delicato di un bimbo e nell'altro scatto: una deliziosa e più grande bambina, tra un anziano che sembra memore di qualche battaglia garibaldina ed un giovane "vu cu'm prà" venuto da luoghi assai lontani alla ricerca di un'utopia, ma che riesce nonostante tutto a donarci un sorriso di vita. Sguardi che non si sono mai incontrati e magari per le vie quotidiane del loro quartiere, si sono invece anche persino sfiorati od hanno assieme aspettato ad un semaforo. Una fiumana di visi, colti anche in momenti dove i loro piccoli gesti facciali e mimici assumono un'ipotesi, un pensiero e si guardi così a quell'uomo seduto colto in un tram che guarda fuori attraverso la finestra, ma non sembra poi vedere cosa gli passa davanti, se in questo caso un anonimo portone cittadino, attraverso i suoi scuri occhiali, che già rendono una sospensione , una barriera ai suoi personali e quotidiani pensieri. Visi che la fotografa Rossella Fava ci fa come riassaporare ed allo stesso tempo dona alla sua città : uno spaccato di sguardo metropolitano.

  

Giorgio Galotti
Testo critico per l'esposizione Pigmenti Contagiosi
La ferita è un taglio alla cute con eventuale lesione dei tessuti sottostanti e due possibili complicazioni: l'infezione e l'emorragia. Si distinguono le ferite in superficiali e profonde, ma entrambe sono sottoposte al pericolo di infezione: quelle gravi danno più facilmente luogo a emorragia.

Le ferite di Rossella Fava sono determinate da un contatto contagioso dei pigmenti con i temi di attualità e di guerra, che da sempre sono alla base dell’espansione culturale e territoriale ma che spesso nell’animo umano tendono a provocare ferite fisiche e spirituali nettamente legate e correlate a vicende personali in grado di produrre lesioni interiori; tagli dell’anima.

Con questa serie di lavori l’artista torinese intende dar sfogo a proprie visioni dell’attuale realtà. Con vena provocatoria polemizza sui temi della guerra lasciando intendere all’osservatore che non tutte le ferite sono in grado di rimarginarsi.

Attraverso lo studio dell’attuale momento storico riesce, verosimilmente, a condurre lo sguardo verso un taglio concepito come momento parallelo tra ciò che succede e ciò che si vive.

Flussi di sangue o flussi di mente sembrano indurre la giovane artista a riflettere e indagare su temi scottanti ma talmente reali da sprigionare una passione sfrenata verso una pittura totalmente simbolica, verso un gesto nettamente critico.

La sinuosità del taglio che Lucio Fontana riusciva ad attribuire allo squarcio in una tela, viene ora, da Rossella Fava, ricondotto alla sua vera natura: il dolore di una ferita sanguinante sintomo di terrore e disagio in una realtà ossessionata dagli strumenti di offesa: armi fisiche, armi psichiche, armi materiali, armi naturali.

 Critica  
Tutte le fotografie, le immagini digitali, i dipinti del portfolio, salvo ove diversamente indicato, sono in vendita. Per maggiori informazioni: catrouge@gmail.com
sito visitato dal 1 giugno 2006

Tutte le immagini e i testi di questo sito sono pubblicati sotto Licenza Creative Commons: sei libero di riprodurre e/o distribuire i lavori qui pubblicati alle seguenti condizioni: * Attribuzione — Devi attribuire la paternità dell'opera nei modi indicati dall'autore o da chi ti ha dato l'opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino te o il modo in cui tu usi l'opera. * Non commerciale — Non puoi usare quest'opera per fini commerciali. * Non opere derivate — Non puoi alterare o trasformare quest'opera, ne' usarla per crearne un'altra.